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Crisi Socio-Economica Mondiale

Introduzione


Pochi anni fa, abbiano salutato l'inizio del III millennio con una grande speranza per l'umanità: lasciarci alle spalle il XX secolo, contrassegnato più dalle ombre di certi eventi storici che da bei ricordi, per costruire un mondo nuovo, un mondo che avesse definitivamente chiuso col passato. Di slogan basati su questa speranza ne sono stati coniati diversi e usati in tutti i campi, che ci hanno fatto respirare ventate di euforia e ottimismo, così da giungere al capodanno del 2000 con una tranquillità e una leggerezza mai viste prima.
Come sempre, questa è stata solo una vana speranza, perché l'umanità, sulle ali della sua prosopopea, non può disconoscere le leggi di natura: come noi oggi determiniamo il nostro domani, così in passato abbiamo determinato il nostro oggi.
Quindi, per comprendere il momento storico che oggi viviamo, dobbiamo dare uno sguardo alla storia dell'umanità, al nostro ieri. Quello che vediamo certamente non può far affiorare un sorriso di felicità sui nostri visi. Infatti, quale avvenimento storico a livello mondiale possiamo annoverare, fra i nostri ricordi, che ci faccia rendere orgogliosi di appartenere al genere umano? Nessuno! E a livello Nazionale? Nessuno! Infatti, se guardiamo lo scenario mondiale, negli ùultimi anni le cose sembrano non essere cambiate; anzi, sembrano andare sempre peggio. Le guerre, di qualunque natura, dilagano sempre più, nonostante l'umanità abbia vissuto le due guerre mondiali con le innumerevoli atrocità dei genocidi di massa perpetrati sull'onda di ideologie e filosofie vane; la minaccia atomica, in ragione di una vana difesa dal nemico, è sempre presente e fonte di attrito fra le nazioni: dopo quasi due decenni si riparla di Guerra Fredda, nonché del proliferare delle armi atomiche, che coinvolge sempre più stati, e che ha portato anche alla formulazione e all'uso delle armi, apparentemente meno distruttive, ad uranio impoverito, che stano mietendo vittime anche fra chi le usa e inquinando interi territori; le dittature sono sempre presenti, anche se cambiano nome e volto…, mentre le guerre civili e le stragi per terrorismo, o ciò che è passato per tale, dilagano e fanno la loro comparsa anche in nazioni considerate immuni da questo pericolo; l'inquinamento ha raggiunto livelli di crescita impressionanti e inarrestabili, come anche il dilagare della siccità e dei deserti, mentre continua la distruzione di intere foreste, grandi quanto le regioni più grandi d'Italia; ed anche i mari continuano ad essere visti come delle enormi pattumiere dove petroliere, industrie, e quant'altro scaricano i loro veleni; e tante altre brutture si potrebbero citare….
Come se non bastasse, in questo quadro così sconfortante, che certo non è il fiore all'occhiello dell'uomo, di cui andare fieri, sempre più gente è povera e muore di fame, di sete, di malattie, tanto che oltre a nuove pandemie fanno la loro ricomparsa malattie considerate debellate.
Eppure, la caduta del Muro di Berlino e la riacquistata democrazia dei paesi dell'ex blocco Sovietico, la nuova geniale filosofia dell'Economia Globale lanciata dai paesi anglosassoni (USA e GB) con l'inaspettata apertura della Cina al "benessere" dell'Economia di Mercato, sembravano dare una direzione nuova nella storia dell'uomo. Anche il proliferare delle nuove tecnologie che, si dice, avvicinano l'uomo e lo rendono più libero (pensiamo ai computer, a internet, ai cellulari, la televisione digitale, la robotica, ecc.), sembravano dare un contributo in questa direzione: tutto faceva pensare che finalmente l'Umanità avesse svoltato! Questa apparente nuova realtà era stato salutato da molti come la panacea, la medicina, che avrebbe risolto tutti i mali del mondo. Quindi, sembrava ormai a portata di mano il grande sogno di un Nuovo Mondo, fondato sulla Pace, sull'uguaglianza degli uomini, dove non vi sarebbero state più divisioni fra paesi benestanti, paesi emergenti, paesi del terzo mondo, dove l'uomo e la sua felicità sono al primo posto e nessuno debba più morire per fame, sete, malattie, ecc.
Quante belle idee e quanto vi abbiamo creduto! Ed oggi eccoci qui, a disilluderci, a capire cosa sta avvenendo veramente nel mondo, a quali trasformazioni abbiamo assistito e a quali ancora dobbiamo assistere, a quali logiche perverse tutto ciò è riconducibile, perché non tutte le minacce sono "naturali".
Queste nubi temporalesche che si affacciano all'orizzonte, non sono remoti presagi, ma realtà concrete, che scandiscono la nostra vita, la nostra esistenza, perché fondate sull'illusione. Infatti, quotidianamente ci affidiamo alla speranza, che per sua natura porta alla di-sperazione, come dice un famoso detto popolare, in quanto è una illusione. Siamo noi gli artefici del nostro destino con le scelte che facciamo e nessun "salvatore" può discendere dal cielo e farsi carico degli atteggiamenti sbagliati assunti nel nostro agire. Non sono i nostri "peccati" a tenerci lontano da Dio, ma il nostro atteggiamento di superficialità e di dipendenza dai legami con le persone e le cose. Infatti, che senso avrebbe vivere, se non per fare esperienza e quindi avere conoscenza delle cose? Gesù stesso diceva che "la conoscenza vi renderà liberi". Invece, chi dovrebbe occuparsi di aiutarci a capire per portare "Conoscenza" alle nostre menti, alle nostre anime, così da metterci in grado di non farci prendere più in giro, continua a nutrirci di speranza e illusione. Ma perché ciò avviene? perché, in realtà, questi soggetti non vogliono un mondo nuovo, ma vogliono continuare ad esercitare un potere. A loro non interessa che le cose cambino perché perderebbero il loro predominio: la loro è solo una tattica, un modo perverso e subdolo di dichiarazione di guerra all'umanità intera, anche se combattuta in modi diversi. Questi personaggi, che ci amministrano a qualsiasi livello, hanno messo in atto un Sistema così complesso di manipolazione e controllo per gestire tutto e tutti, per realizzare il Grande Fratello (vi ricordate George Orwel con "1984"?), che non è facile vederlo nel loro insieme.
Ma quale è l'atteggiamento sbagliato che fa si che "le nostre colpe", come qualcuno le chiama, ricadano su di noi? L'atteggiamento principale è stato quello di demandare, di mettere nelle mani di questi personaggi il nostro potere, anziché interessarci in prima persona di noi stessi, di ciò che è veramente importante per noi, per i nostri figli, per l'umanità intera. Noi abbiamo demandato ma non abbiamo sorvegliato i nostri amministratori che, facendo leva sulla nostra ignoranza in quello o quell'altro, ci hanno turlupinato a tutti i livelli. Gli antichi romani usavano dire: "divide et impera", dividi e (così) domina, cioè separa e comanda, gestisci. Questo avviene anche nella "conoscenza delle cose". Infatti, oggi anche se studiamo, tendiamo a specializzarci in qualcosa in particolare, tralasciando tutto il resto. Ci insegnano che ciò è necessario perché la conoscenza che l'umanità ha raggiunto è tale che una persona non può sapere tutto. Eppure, se prendiamo a riferimento gli antichi studiosi, generalmente questi avevano una conoscenza poliedrica e si interessavano con profitto di tutto. Quindi, erano filosofi, scienziati, scrittori, ecc. Basti pensare che le basi della moderna matematica, cioè i famosi "teoremi o postulati", fanno capo a scuole di filosofi (che oggi consideriamo materia umanistica) come Pitagora, Platone, Talete, Euclide, ecc., così come il nome di "atomo" fu dato da queste Antiche Scuole di Saggezza. Il personaggio più illustre e vicino ai nostri giorni che noi tutti quasi "veneriamo" per la sua grandiosità, genialità e in quanto precursore dei tempi moderni, è Leonardo da Vinci, che non solo era un artista, ma era anche un matematico, uno scienziato, un ingegnere, uno scrittore, ecc. Quindi, la poliedricità della conoscenza rende le persone dei geni perché hanno la capacità di vedere le cose nel loro insieme, nell'unicità, e sanno andare oltre in ogni campo. Ciò significa che non solo i governanti di tutte le specie e di tutti i tempi hanno operato separazione nei popoli, per dominarli, ma anche nella conoscenza hanno operato ciò, perchè hanno compreso che questa era una minaccia per il loro potere. Questo significa che per modificare il mondo dobbiamo modificare noi stessi e cominciare a non dipendere più da ciò che i "poteri" dicono, ossia separandoci in ogni cosa, ma a cercare in noi stessi le risposte alle nostre domande e ad unificare il tutto, avendo spirito critico, per cominciare a vivere nella conoscenza delle cose, così da essere padroni e artefici del nostro destino. Bisogna vivere ogni cosa in prima persona, senza demandare agli altri o affidarsi alle "tradizioni" che i nostri avi ci hanno tramandato. Dire: "così mi hanno insegnato i miei genitori e così io faccio" è l'anticamera del nostro fallimento, perché non c'è divenire, non c'è evoluzione, ma solo paura di esplorare. L'esperienza non è una cosa che si tramanda, come anche la saggezza, ma entrambe sono qualcosa da vivere.
Intendere la vita come nascere, crescere, studiare, fare figli, lavorare per poi ritrovarci in pensione (se ci arriviamo!), è molto riduttivo. Questo è solo vegetare. La vita è qualcosa d'altro, ossia un Grande Sconosciuto che va esplorato con dignità, affinché come Re possiamo camminare con le nostre gambe e andare fieri, senza dipendere da nessuno. Solo così trionfiamo nella vita, nella conoscenza, e portiamo perle di saggezza al nostro servizio e possiamo affrontare qualsiasi evento. Nessuna crisi, nessun evento catastrofico, nessuna cosa può turbarci più di tanto, se rimaniamo sempre noi stessi, centrati nel nostro Sé. Ecco che gli oscuri presagi che si affacciano all'orizzonte, non solo riusciamo a prevederli, ma anche a dominarli, perché avremo operato bene, come delle formiche, predisponendo le cose in modo tale che nel momento in cui arriva "l'inverno", si è pronti a chiudere la porta e affrontarlo con tranquillità e sicurezza.
Vediamo ora in dettaglio quali sono gli eventi di crisi che ci investono in prima persona, sul piano denso, e come possiamo aiutare noi e chi ci sta vicino a trovare la giusta soluzione per essere pronti ad ogni evenienza.


Roma, 16 dicembre 2007

Er Han



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