Ritorna All'HomePage


Sei a pagina 2-a di

L'Umanità verso una
Civiltà Cosmica Multi dimen sionale


IL PLURIVERSO:

Dall'Holone Primario alla Bolla Multidimensionale

Per addentrarci nel nostro viaggio, è essenziale partire per un attimo dal Principio di ogni Cosa, ossia dal momento in cui il Tutto era nel Tutto, raccolto in Se Stesso e non diviso in parti. Parliamo, quindi, di una Unità, che chiameremo Singolarità o Holone Primario, che si manifesta in quello che noi oggi chiamiamo "il Creato", ossia l'Universo.

Dalla Singolarità Iniziale agli Universi Multidimensionali La fisica moderna, fra le tante teorie sull'origine dell'Universo, accredita quale più rispondente alla realtà, la teoria detta del Big Bang. Essa prevede che l'intero Universo sia scaturito da una grande esplosione generata da un'unica Scintilla di Energia in rapida espansione che ha originato tutto quello che conosciamo (circa il 9%) e quello che non conosciamo (circa il 91%), ma di cui si è certi dell'esistenza (Materia Oscura ed Energia Oscura). Praticamente, da questa Singolarità Iniziale si è generato lo Spazio, il Tempo, la Materia e tutte le altre cose di cui non abbiamo esperienza, ossia conoscenza, come le altre Dimensioni. Cosa c'era prima del Big Bang non è al momento dato di sapere, se non che la materia non esisteva. Quindi, tutti gli oggetti che noi oggi conosciamo, sia naturali che artificiali non esistevano, quindi non c'erano gli atomi e neanche i quark di cui quest'ultimi sono composti. Possiamo immaginare che esisteva il Nulla, un qualcosa di indifferenziato e immateriale di cui è difficile fornire una rappresentazione mentale, concettuale, che comunque è diverso dal vuoto come noi lo definiamo.

Viene da chiedersi: come si è giunti a delineare tale teoria? Gli scienziati sono partiti dall'osservazione delle Stelle, delle Galassie, del Cosmo in generale. Da tale osservazione è emerso che tutti i corpi celesti e quindi il Cosmo, sono in espansione, anche se nell'osservazione ad occhio nudo delle Stelle, non si ha tale percezione; anzi, ci sembra che le Stelle nel "cielo" sono immutabili nelle posizioni e distanze e che il loro ruotare è un effetto della rotazione terrestre.

Si deve all'astronomo Edwin Hubble, nel 1929, la scoperta di tale fenomeno di espansione. Infatti, conducendo l'analisi spettrale della luce di alcune Galassie, si accorse che certe linee dello spettro luminoso anziché trovarsi nella loro posizione, risultavano spostate verso il "rosso". Detto fenomeno venne denominato "Redshift", ossia "deriva verso il Rosso", dovuto all'effetto Doppler della luce. Rappresentazione Grafica del fenomeno del L'effetto Doppler è il cambiamento apparente di frequenza che un osservatore percepisce osservando una sorgente qualsiasi che emette degli impulsi ciclici, come le onde elettromagnetiche, mentre entrambe o uno dei due sono in movimento. Esempio: immaginiamo di osservare un bambino che ci invia una palla ogni secondo. Ora, se il bambino (sorgente) si allontana da noi (osservatore) mantenendo costante la frequenza dell'invio delle palle, avremo la sensazione che le palle ci arrivino con una frequenza minore, mentre in realtà la "sorgente" emette le palle alla stessa frequenza; analogamente, se la sorgente si avvicina, avremo la sensazione che aumenti tale frequenza. Ciò è dovuto alla variazione dello spazio che separa la sorgente dall'osservatore. Se "sorgente" ed "osservatore" si avvicinano, avremo la percezione apparente che la "frequenza" aumenti, se si allontanano, invece, la percezione sarà di diminuzione della frequenza.

Rapportando tutto ciò all'osservazione effettuata da Hubble, egli vide che lo spettro ottenuto nell'osservazione della luce di alcune Galassie comparata con quella ottenuta dall'osservazione del Sole, risultava spostata verso il rosso, come è visibile nell'immagine, deducendo che la maggior parte di esse risultano in allontanamento rispetto a noi. Questo è spiegabile perché la velocità della luce è una costante (circa 300.000 Km/sec.), quindi impiega più tempo se aumenta la distanza che separa la sorgente dall'osservatore. Quindi, se nell'osservazione delle galassie si riscontra il fenomeno del "Redshift", l'unica spiegazione a tale effetto è che queste si stanno allontanando fra di loro a grande velocità, per cui ne deriva che l'Universo è in Espansione. Analogamente, esiste il fenomeno del "Blueshift", ossia "deriva verso il Blue", che si ha quando sorgente ed osservatore si avvicinano.

L'Universo è in Espansione Nell'osservazione di alcuni "Redshift" si è visto che le velocità di alcune Galassie sono quasi prossime a quella della luce. Da ciò nasce spontanea un'altra domanda, ossia da dove questi corpi celesti prendano l'energia necessaria a raggiungere velocità così elevate?

In realtà, si è visto che le galassie non hanno bisogno di alcuna energia per espandersi perché tale espansione è dovuta alla creazione di "Nuovo Spazio", poiché è lo Spazio che si espande. Infatti, per una distanza di un Anno Luce (pari a 300.000 Km x 60 sec x 60 min x 24 h x 365 g = 9.460.800.000.000 Km), si creano 15 mm (millimetri) di Nuovo Spazio ogni secondo, che in un anno sono 473.040 metri. Quindi, é la creazione di "Nuovo Spazio" che fa allontanare le Galassie fra di loro e ci porta a credere, a prima vista, che queste siano in movimento. Questo spiega anche il fatto che le Galassie più lontane danno la sensazione che "fuggano" da noi ad una velocità maggiore, quasi prossima alla velocità della luce. Infatti, se prendiamo in considerazione due galassie, una vicina: Andromeda (nella foto) a 2,36 milioni di Anni Luce, e una un po' più lontana: Virgo A a circa 52 milioni di Anni Luce, per la prima ogni secondo si produrranno 35.400.000 mm di Nuovo Spazio, pari a 35,4 Km, mentre per la seconda si produrranno, sempre per ogni secondo, 780.000.000 di mm, pari a 780 Km, di Nuovo Spazio. Galassia di Andromeda

Per comprendere questo fenomeno, basti pensare a un palloncino, sulla cui superficie disegniamo dei punti. Ebbene, più gonfiamo il palloncino, più aumenterà la distanza fra i vari punti, ossia creando Nuovo Spazio aumenta la distanza fra gli oggetti disegnati.

Come dicevamo prima, se l'Universo si espande, tale processo deve essere stato generato da qualcosa. Così i fisici hanno pensato che per comprendere cosa aveva originato ciò, bisognava "riavvolgere" tale processo, come quando mandiamo indietro un filmato in una moviola. Così facendo, non solo le galassie tenderanno inizialmente ad avvicinarsi, ma successivamente anche a fondersi, fino a che tutto l'Universo si troverà concentrato in una specie di "punto", l'Holone Primario. I fisici chiamano questo "punto": La Singolarità Iniziale, cioè quella "Cosa" dalla quale si è originato la grande esplosione, detta appunto "Big Bang".

Nello studio di questa "Singolarità", i fisici sono riusciti a risalire, con elaborazioni al computer e calcoli matematici, solo fino a qualche piccolissima frazione di secondo dopo l'esplosione. Fino ad adesso non sono riusciti ad andare ancora più indietro, fino al punto "Zero" propriamente detto, quindi a comprendere cosa fosse esattamente questa "Singolarità Iniziale" che costituiva l'Universo. Di certo è che in quegli istanti iniziali non esistevano Materia, Spazio e Tempo, nonché non esistevano le leggi della fisica che noi oggi conosciamo: Gravità, Elettromagnetismo e le Forze di Interazione Debole e Forte; non esisteva la luce e tanto altro ancora. Altra cosa certa è che nel primissimo istante di frazione di secondo, la pressione e la temperatura raggiungevano valori inimmaginabili, contrariamente all'Universo che conosciamo oggi che è freddo e manca di pressione.

Introduzione
(Pagina 1)

HomePage
Ritorna All'HomePage

Il Pluriuniverso:
dall'Holone primario
alla Bolla Multidimensionale

(Pagina 2-b)